In terrazza o sui balconi siciliani, baciati dal sole e avvolti dall’azzurro del cielo, possono scorgersi, nelle ore più calde, vassoi ricolmi di pomodori messi a seccare.

Lavorazione delicata e laboriosa che non tutti sanno compiere e che era maggiormente diffusa al tempo della mia nonna.

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La ricetta che vi presento oggi è un piatto traditore, ingannatore, perché sembra di mangiare un semplice carciofo di fine stagione, una verdura, ma in realtà questo piatto somiglia molto ad una patatina, per la quale se non lecchi le dita godi solo a metà.

I carciofi ammuddicati sono così gustosi che è impossibile resistere alla tentazione ed è impossibile non accompagnarli con chili e chili di pane da bagnare nel sughetto.

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Le sarde a beccafico, sono un piatto della gastronomia siciliana che nasce a Palermo.

La ricetta delle sarde a beccafico è la rivisitazione, con ingredienti economici e di facile reperibilità, di una delle più costose pietanze cucinate nelle case nobiliari di Palermo: spiedini di uccelletti beccafico.

La ricetta originaria era quella degli uccelli denominati beccafico, per l’appunto, pregiati volatili simili alle capinere, cacciate per il gusto raffinato della loro carne e serviti farciti delle loro stesse interiora.

Il popolo, povero ma superbo, riesce ad inventarsi un piatto simile a quello consumato sulle tavole dei ricchi signori.

Si utilizza al posto del volatile la sarda e per il  ripieno la mollica di pane atturrata, condita con arancia e limone,  sapori che,  da un lato coprono l’odore del pesce, dall’ altro rendono il piatto saporito e innovativo.

Giovanni Vaccaro della “Trattoria dei 4 canti” ci mostra come la ricetta delle sarde a beccafico sia semplice da realizzare.

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