La lezione di oggi prende spunto da un ricordo della mia infanzia, ricordo che è riaffiorato alla mente dopo aver risentito un vecchio proverbio siciliano:
“Si lu piattu un va e veni, l’amicizia un si manteni”, da bravo maestro traduco: “Se il piatto non va e viene l’amicizia non si mantiene”, non continua.
Questo proverbio nasceva dal considerare l’amicizia un bene da coltivare, da nutrire e non c’era il “Mi Piace” di facebook!
Un tempo certamente la quotidianità ti portava a tessere trame di rapporto stringenti con le persone che avevi accanto: i parenti, i vicini di casa, i paesani.
Arriva la primavera i segni sono inequivocabili, mandorli in fiore, peschi in fiore, allergie al polline dei fiori!
Eh sì la Sicilia in questo periodo è splendida più che mai; il primo sole di Marzo che meraviglia!
I turisti fanno capolino sulle nostre spiagge a maniche corte o addirittura in costume mostrando carnagioni di un bianco accecante
In questo giorno di inizio quaresima mi è venuta in mente una bellissima poesia di Renzino Barbera, poeta ed umorista siciliano morto nel 2009. Sarà che l’antica formula dell’imposizione delle ceneri:”ricordati che sei cenere e in cenere ritornerai”, me l’ha richiamato alla mente.
La poesia che potrete ascoltare qui potrebbe apparire macabra, triste, come per molti è la Quaresima.
Un sacerdote ha benedetto le barche e il mare, implorando la benevolenza divina sulle reti per una pesca più copiosa: …benedico te, mare in nomine Dei… le muciare, le imbarcazioni nere di catrame dei tonnaroti si allontanano dalla tonnara, per affrontare il mare e sfidarlo.
Abitava su un’ isola bellissima Camurria, che era una poverazza a cui tutti volevano bene ma che, spesso, rimaneva da sola perché era noiosa e non gli andava mai bene niente.
Chiedeva cose inutili e nel momento sbagliato, era insistente ma così insistente che la gente la accontentava pur di non averla più tra i piedi.
Un giorno il signore dell’isola non potendone più di Camurria, prese una decisione che aveva da tempo tenuta serbata in cuore: “la manderò da Abbuttato”.
Come lavorava quel popolo che amava il lavoro…il popolo lavoratore, anzi laborioso…che aveva un culto del lavoro; un culto, una religione del lavoro ben fatto.
Così Peguy rifletteva sull’indole di certi nostri predecessori che avevano un culto per quello che facevano, una dignità senza pari.